Perché alle soglie del terzo millennio, un gruppo
di intellettuali di diversi paesi del mondo ha sentito
il bisogno di costituire un Comitato per un Contratto
Mondiale sull'Acqua?
Perché anche nel nostro paese abbiamo sentito
questo bisogno e ci siamo costituiti in comitato italiano
mentre su tutto il territorio vanno diffondendosi comitati
locali?
Rispondendo sinteticamente, è perché stiamo
prendendo coscienza di due grandi ed epocali questioni:
- l'acqua su questo nostro pianeta, sul quale tutti
stiamo aggrappati e vogliamo vivere: ricchi e poveri,
del Sud o del Nord del mondo, bianchi o neri, cristiani
o mussulmani, l'acqua dicevo, quella meravigliosa mescolanza
di idrogeno ed ossigeno senza la quale non c'è
vita: va rapidamente riducendosi.
-l'acqua su questo pianeta sta per diventare una merce
da comprare e vendere da possedere e con la quale fare
affari e profitti.
Pensiamoci, non sono cose da poco, ma sopratutto sono
cose che non possono più essere ignorate dai
cittadini.
Ecco, in queste due realtà, stanno le ragioni
di un movimento, di un Manifesto e di una campagna per
fare dell'acqua un Bene Comune di Tutta l'Umanità
ed un Diritto Umano inalienabile e non contrattabile,
propio in quanto diritto.
Facciamo tutto ciò anche perchè siamo
costretti a prendere atto, che il senso profondo di
ciò che sta succedendo attorno all'acqua non
trova posto nell'agenda politica delle istituzioni e
dei partiti e non lo trova nemmeno nell'agenda delle
grandi associazioni ambientaliste.
Lo facciamo perchè non esiste ancora una presa
di coscienza nell'opinione pubblica, la quale nella
sua dimensione più ampia forse ignora che l'acqua
sul pianeta Terra, non è una risorsa rinnovabile
ed inesauribile che si rinnova continuamente col ciclo
climatico dell'evaporazione e delle piogge.
No! L'acqua buona, l'acqua dolce, l'acqua da bere, l'acqua
per le funzioni e per le attività vitali umane
si disperde, si inquina e le piogge non assicurano l'identico
riequilibrio, nel riempimento delle falde e degli invasi.
Inoltre spesso dimentichiamo che questa straordinaria
risorsa è in sostituibile.
Possiamo vivere senza petrolio, possiamo sostituirlo
col carbone o con l'energia degli animali o delle nostre
braccia. Ma l'acqua non è sostituibile e ciò
la rende Unica e come tale va cosiderata, trattata,
regolata ed amministrata praticamente, giuridicamente
e costituzionalmente.
Proviamo a pensare, oggi di fronte all'esaurirsi delle
risorse energetiche fossili, a come il nostro modello
di svilluppo pur di mantenere il PIL, sembra indirizzare
la ricerca verso combustibili vegetali ma che inesorabilmente
richiedono acqua per la loro coltivazione, oppure si
orienta verso il combustibile idrogeno che ancora una
volta è ricavabile dall'acqua. Acqua quindi,
ancora acqua e sempre acqua.
Per queste ragioni l'acqua non deve e non può
essere considerata un BENE ECONOMICO e tanto meno PRIVATO.
Non può essere considerata una merce ed il Petrolio
del 2.000.
Non dovremmo mai cessare di ribadire a noi stessi, che
così come ci risulta chiaro che la luce del sole
non può essere oscurata per poterne privatizzare
l'uso, che per le stesse ragioni, nessuno può
imprigionare l'aria, l'acqua non dovrà diventare
di proprietà o gestione di qualcuno.
Bene,
a questo punto forse vale la pena di mettere in evidenza
alcuni dati significativi della realtà idrica
del mondo.
Nel pianeta solo il 2,5% dell'acqua presente sulla terra,
è acqua dolce. Di questo 2,5% ben 2/3 restano
racchiusi nelle calotte polari nei ghiacciai e nelle
distese nordiche. Il rimanente 1/3 è appunto
quella, costantemente riciclata nei cicli climatici,
sporcata inquinata da agricoltura, industria e insediamenti
abitativi.
La
drammatica realtà si palesa sempre più:
Fiumi importanti vengono imbrigliati, deviati e prelevate
le loro acque senza pensare al futuro o a chi vive lungo
il loro corso: il Colorado, il fiume Giallo i grandi
fiumi del mare d'Aral, il Nilo ecc..stentano ad arrivare
al mare, l'uso a monte determina deserti a valle e conflitti
tra stati e popoli e persino tra comunità della
stessa nazione o della stessa regione.
Per esempio, nei conflitti israelo-palestinese o Iran
-Irak la componente acqua ha pesato e pesa non poco,
così come in molti conflitti dell'Africa nera.
Le falde di numerosissimi paesi, sono sottoposte a prelievi
tali da determinare un vero e proprio irrecuperabile
DEBITO idrico. In altri termini si pompa dalle falde
più di quanto la natura è in grado di
riepire di nuovo.(ne più ne meno come un conto
in banca).
Se si pensa che, con la cosidetta rivoluzione verde,
gran parte delle attività agricole avvengono
in regime di DEBITO idrico, si ha la dimensione della
gravità del problema.
La Cina settentrionale, l'India, il Pakistan, gli USA,
il nord Africa, il Medio Oriente assommano complessivamente
un debito idrico annuo pari a due volte la portata del
Nilo. A questo proposito in Cina le falde si abbassano
di un metro e mezzo ogni anno. E sempre a prosito di
debito idrico, come non ricordare la falda di Ogalalla
negli (USA). La falda più grande del pianata,
che serve ben 8 stati, che possedeva un volume d'acqua
pari 200 volte la portata del fiume Colorado. Ebbene
questa falda ha dal 1.960, perso un volume pari a 18
volte la portata del Colorado.
E che dire dei Balcani. La guerra chimica non dichiarata
dagli USA e dall'UE, con i bombardamenti degli impianti
di Belgrado e Novi Sad e i criminali interessi di una
sola multinazionale mineraria dell'oro che ha vi sversato
cianuro, hanno ferito quasi mortalmente il grande cuore
idrico d'Europa, il Danubio.
Ora la natura ci stà presentando i conti, e sotto
accusa è un modello di sviluppo, un modello sociale
ed uno stile di vita americano, del tutto insostenibile.
Acqua, aria, le fonti della vita stessa battono cassa.
Abbiamo inquinato, cementificato, deforestizzato, asfaltato,
prelevato e disperso troppo, e la nuova religione capitalista
della globalizzazione neoliberista, chiede ancora di
più, sempre di più.
L'acqua è così un bene comune maltrattato
e dilapidato
Dal 1960 ad oggi, i consumi di acqua si sono TRIPLICATI.
Dal 1996 stiamo usando più della metà
delle acque di superficie che restituiamo inquinate
dalle nostre attività.
Inoltre, nel mondo, le falde fossili non rinnovabili,
sono pressochè all'esaurimento. Nell'Arabia Saudita
completamente, mentre nel Magreb non dispongono di più
di 40 anni
L'acqua è più scarsa, l'acqua è
più inquinata, l'acqua è più sprecata.
La parte del leone nel prelievo dell'acqua la fa l'agricoltura
con il 70% del prelievo, il 20% va' all'industria e
il 10% alle attività domestiche e di svago.
In definitiva l'acqua potabile giornaliera e procapite
disponibile, è passata anch'essa negli ultimi
40 anni, da 17.000 metri cubi a 7.500 metri cubi, ancora
sufficiente per tutti gli abitanti della terra, (se
si considera che 1.700 metri cubi è il minimo
oltre al quale una società entra nello STRESS-IDRICO),
ma a condizione si affermino in fretta principi diversi,
da quelli che dominanti oggi.
L'acqua
è un DIRITTO umano non rispettato
L'acqua
è ancora sufficiente. Eppure un miliardo e 400
milioni di persone, soffrono per mancanza di acqua potabile,
e si calcola che nel 2.020 ben 3 miliardi e 600 milioni
di persone saranno in queste condizioni.
E non basta registrare la diversa distribuzione territoriale
delle risorse idriche sul pianeta, ancora una volta,
occorre fare i conti con l'iniqua distribuzione dei
consumi e la totale assenza di una cultura e di una
politica solidale e collettiva tra e verso tutti gli
abitanti della Terra.
Occorre ricordare che il 20% della popolazione, quello
che detiene l'86% delle ricchezze del pianeta, consuma
anche l'88% dell'acqua disponibile.
Un automobile necessita di 400.000 litri d'acqua per
la sua fabbricazione e più o meno il 70% del
parco automobili è concentrato nel Nord del mondo.
Una tonnellata di cereali necessita di 1.000 tonnellate
d'acqua e contemporaneamente è bene ricordare
che il 60% delle terre irrigate nel mondo, serve per
alimentare l'11% della popolazione più ricca.
E il 70% della produzione agricola serve all'alimentazione
animale, per fornire carne alla tavola dei ricchi.
L'acqua
è perciò un problema, un problema moderno
e non più eludibile da uomini donne e istituzioni:
mondiali-nazionali- locali.
E' un problema che in forme diverse coinvolge tutti
i paesi.
Se nei paesi del sottosviluppo è la carenza d'acqua
o la sua potabilizzazione il problema di fondo, nei
paesi sviluppati come l'Italia i problemi sono quelli
dell'inquinaento, della contaminazione dello sperpero
e del prelievo abusivo d'acqua sia di falda che di superficie,
per effetto di una agricoltura chimico-intensiva, dell'industria
e delle discariche più o meno abusive di rifiuti
tossico nocivi gestite dalla criminalità organizzata
in un quadro di interessi e connivenze con le istituzioni
e le imprese.
Sono più di 3000 siti da bonificare censiti e
altre decine di migliaia del tutto sconoscuti, una vera
e propria bomba a tempo per il patrimonio idrico.
Si pensi che in Italia, solo il 20% delle acque di superfice
risulta non inquinato. Le acque di prima falda utilizzate
negli anni 50 negli acquedotti municipali in molte città
come Milano ricche di sorgive (fontanili), sono state
da tempo abbandonate perchè irrimediabilmente
inquinate. Oggi a Milano si pompa in terza falda a 120
metri circa, e si corre il rischio che se si preleva
troppo si richiama acqua inquinata dalle falde superiori.
A questi problemi strutturali legati agli insostenibili
modelli produttivi e consumistici si aggiungono gli
incredibili sprechi di un' amministrazione della cosa
pubblica piegata ai più disparati interessi privati
e clientelari, ed ad una propensione consumistica dei
cittadini, ancor più esasperata rispetto ad altri
paesi.
L'Italia preleva il 32% delle propie disponibilità
idriche contro il 20% della media europea, è
con 980 metri cubi di prelievo annuo procapite, la prima
consumatrice d'acqua in Europa e la seconda nel modo
dopo gli USA.
L'Italia detiene il primato anche nel consumo per uso
domestico, 250 litri procapite al giorno, contro i 160
della Germania ed è la maggior consumatrice di
acqua minerale del mondo. Il 70% degli italiani non
beve più acqua del rubinetto.
E gli sprechi di una altrettanto assurda negligenza
della pubblica amministrazione, fanno si che il 35%
della popolazione servita dalla rete acquedottistica
non disponga di acqua sufficiente, nel Sud tale percentuale
sale al 70%.
Solo 1/3 degli acquedotti è dotato di impianti
di potabilizzazione e le perdite in rete sono dell'ordine
del 35% contro il 10% -15% della Germania
Con l'acqua buona degli acquedotti, si puliscono le
strade, le aiuole dei giardini pubblici e privati e
spesso le piscine e i campi da golf.
Mentre in agricoltura i sistemi di irrigazione a pioggia
sono pressocchè sperimentali.
ncessioni
all'utilizzo delle fonti minerali è in fine,
una giungla scandalosa, dove al privato viene pressochè
regalata acqua di fonte al prezzo simbolico di 0,01£
al litro mentre la si vende a 500 - 1.000 £ e
più.
Ma tutta la politica delle acque minerali si fonda su
di un colossale imbroglio dei cittadini ed è
esemplificativa di una privatizzazione già in
atto.
L'acqua
minerale, nata come acqua curativa di particolari fonti
con particolari propietà, è stata per
queste ragioni posta in un regime di libero mercato
e regolata dalla domanda e dalla offerta. Successivamente
tale regime è stato esteso alle acque di sorgente
indifferenziatamente e al di la di particolari propietà
curative, ora con la direttiva della comunità
Europea, l'acqua dei rubinetti si può inbottigliare
e mettere sul mercato, cosa che la Parmalat si è
subito affretta a fare con la dicitura acqua da bere.
Il risultato è semplice: la stessa acqua, del
rubinetto, quella dell'acquedotto pubblico che normalmente
paghiamo, depurazione compresa 1,3£ al litro,
la beviamo in regime privato e in bottiglia a 300- 500
£ al litro con buona pace delle multinazionali
come la Nestlè e la Danone che controllano il
35% delle acque minerali. E' solo questione di pubblicità.
Poi si riesce a far bere ciò che si vuole al
prezzo che si vuole.
Ma proseguendo. In Italia, è praticamente impossibile
definire con una approssimata certezza il consumo d'acqua.
Non si conoscono le quantità e la qualità
delle acque prelevate, la dislocazione delle derivazioni
e captazioni non si conoscono le concessioni rilasciate
ecc...
Negli ultimi anni le captazioni abusive sono aumentate
del 70% nel mezzogiorno e i prelievi abusivi superano
quelli legitimi.
Ma
anche i costi vivono in un regime di incertezza.
In tutta l'Europa è ormai acquisito che il settore
domestico finanzia l'agricoltura. In Italia ciò
si sostanzia nel fatto che il canone del settore agricolo
è dal 1.933 al 1.994 diminuito di ben 4 volte,
il costo per l'uso umano è aumentato di di ben
12 volte.
Infatti a parità di modulo quantitativo, ed equiparando
i costi ad oggi si può osservare che:
-agricoltura. Costo modulo 1.933 = £ 255.000
costo modulo 1.994 = £ 70.000
-consumo
umano. Costo modulo 1.933 = £ 260.000
costo modulo 1.994 = £ 3.000.000
C'è sicuramente qualcosa da rivere in questa
agricoltura europea ipersostenuta dal pubblico intervento,
che divora abbondantemente il 50% dei finanziamenti
europei alla quale si regala acqua indefinitivamente
e il più delle volte per produrre, come nel caso
italiano, cose che finiranno al macero e che occupa
non più del 4% della popolazine attiva.
Infine val la pena di segnalare la dispersione in una
ridda di enti della gestione dell'acqua nel nostro paese.
13.000 acquedotti, 7.000 enti gestori, 1.110 municipalizzate,
330 delle quali liberalizzate e trasformate in SPA,
30 totalmente privatizzate, 40 in procinto di diventalo.
Bene,
tutta questa carrellata di cifre e considerazioni, per
sostanziare e ribadire di nuovo che l'acqua è
un grande problema, nel quale convergono tanti altri
problemi: ambientali, economici, di classe, di equilibri
internazionali, di democrazia, di potere ecc, e che
occorre quindi trovare il bandolo della matassa da cui
partire.
Ecco,
il bandolo da cui partire, è ancora una vota
la riaffermazione dei principi generali del contratto
mondiale:
Acqua diritto umano e sociale - Acqua bene comune dell'umanità
Sono principi che penso dovrebbero entrare nel DNA del
nostro pensiero e del nostro agire, per darci ogni volta
la dimensione del "peccato contro la collettività"
che si commette, quando viene sprecata, inquinata o
consumata in abuso per il gioco dei ricchi.
E da questi principi l'ho gia detto, discende il rifiuto
dell'idea che l'acqua possa essere IL PETROLIO DEL FUTURO,
capitalisticamente gestito e messo sul mercato.
Viviamo
un era dove i servizi entrano, in modo determinante,
nel business delle imprese private e vengono iscritti
col consenso dei partiti e dei governi nella agenda
del WTO.
L'acqua entra in questa voce servizi e in questa feroce
tendenza del mercato,e tutto ciò è dirompente
dal punto di vista della tenuta del vivere collettivo
di una società.
Il capitale privato non intende più operare solo
nell'industria, nell'agricoltura, nelle miniere ecc...vuole
libertà d'agire a tutto campo nelle infrastrutture
dei servizi che fanno funzionare la comunità,
( acqua, elettricità, gas, trasporti,polizia,
rifiuti, strade, scuola, persino carceri,ecc..)
Tutto deve essere sottoposto alle regole del mercato.
Deve essere sottratto alla politica, intesa come insieme
di valori e scielte deteminate dall'interesse del vivere
cumune. Su questa cultura si stà modellando la
scuola e tutto il sistema educativo mondiale, che a
sua volta si intende privatizzare e piegare ai bisogni
liberi da ogni principio etico o morale delle multinazionali.
Tutto ciò spezza l'idea stessa del bene comune.
E se anche l'acqua entra nel gioco del libero mercato,
l'umanità può stare certa che è
come se avesse firmato una cambiale in bianco per le
prossime Guerre.
A tale proposito vorrei ricordare che il vicepresidente
della BM Ismail Serageldin, ha sostenuto che le guerre
del 2000 saranno per l'acqua. Ma è propio la
BM a giocare un ruolo determinante nel far accettare
ai dirigenti politici dei paesi sviluppati e sottosviluppati,
le propie regole statutarie, che sostengono appunto
l'investimento privato nei servizi, acqua compresa.
Ebbene, il ruolo della Banca Mondiale si è misurato
all'Aia, quando dal 17 al 22 di marzo del 2.000 ha promosso
la Conferenza mondiale sull'acqua, conclusasi con una
risoluzione nella quale ogni idea di acqua diritto umano,
è stata accantonata affermando per la prima volta,
il principio dell'acqua come bisogno umano.
La differnza è enorme. Il concetto di diritto
implica che la colettività debba farsi carico
di assicurare l'accesso a tale diritto a tutti, ovunque
si trovino e indipendentemente dal fatto se possono
o no pagarlo.
Quando parliamo di bisogno, invece affermiamo la concezione
che implica la capacità del singolo di soddisfare
tale bisogno.
Un semplice cambio di termini, ma che esemplifica chiaramente
come si stia sistematicamente smantellando il riconoscimento
che ci sono dei diritti umani e sociali inalienabili
come quello di non morire di sete, per affermare invece
il principio della responsabilità individuale.
Tocca all'individuo soddisfare i propi bisogni con la
ricchezza "conquistata".
Ma la Banca Mondiale, sostiene che: l'acqua scarseggia
per effetto dell'aumento della popolazione, che occorre
farla pagare di più per dissuaderne i consumi
eccessivi, che le infrastrutture di captazione, messa
in rete, trattamento e depurazione costano troppo per
i poteri pubblici e necessitano di alta tecnologia,
tutte cose che solo i privati posseggono e possono sostenere,
a patto di creare loro le condizioni perchè possano
sviluppare il water management: ovvero il business.
Ma non è così.E forse non c'è nemmeno
bisogno di citare Il presidente del River Network, per
sapere che le imprese private non investono se non hanno
ottenuto garanzie finanziarie dagli stati e crediti
dalla BM e dal FMI.
Ecco, il bandolo della matassa è rispondere a
questo ordine di problemi su scala globale, ma capendo
che la dimensione della battaglia si sviluppa anche
nei confronti dei parlamenti nazionali e delle municipalità
locali ma soprattutto nell'opera di informazione e formazione
di una coscienza e di una cultura politica nuova ed
alternativa al neoliberismo e al social-liberismo.
Cioè battere l'idea che tutto possa o debba essere
privatizzato.
Opponendo per prima cosa ai sostenitori delle tesi neliberiste
in materia di servizi alcuni argomenti:
Non è detto che la domanda d'acqua debba per
forza aumentare, perchè non è detto si
debba continuare con simili ritmi di produzione industriali
o di consumi, che ormai sono insostenibili per l'aria,
il territorio, il clima ecc..Perchè non è
detto che si debba continuare con una agricoltura chimicizzata,
intensiva ed idrodistruttiva.
Non è detto ancora che sia l'annuciato aumento
della popolazione del terzo mondo il fattore che innalzerà
esponenzialmente il deficit idrico mondiale perchè
come abbiamo visto, esso dipende principalmente dal
modello di consumi della popolazione dei paesi sviluppati.
Il problema non è la nascita dei bambini nel
Burkina Faso, il problema è la nascita dei bambini
USA, ognuno dei quali consuma ogni giorno, 30 volte
l'acqua che consuma il bimbo del Burkina.
Non è una buona ragione, nemmeno quella che facendo
pagare di più l'acqua attraverso la privatizzazione,
si costringe la gente a consumare meno. La politica
di qualsiasi privato è quella di vendere sempre
di più al prezzo sempre più alto.
No, il problema è quello di fare i conti in ogni
paese con le forme specifiche che assume la privatizzazione.
Ed nel nostro paese questa è in atto in modo
strisciante da lungo tempo.
Occorre perciò fare i conti con leggi come le
varie Bassanini, salutate positivamente dai più,
che hanno via via praticamente vincolato tutti i comuni
alla liberalizzazione dei servizi, liquidando le vecchie,
alcune anche efficienti ed in attivo, Municipalizzate
dell'energia del gas e dell'acqua, trasformandole in
SPA operanti alcune a tutto campo anche all'estero.
Il business è iniziato, vanno formandosi poderose
Multiutility, come ACEA, AEM, ecc...e va aprendosi il
mercato italiano all'ingresso di quelle straniere: Vivendi,
Lyonnes des Eaux.
Mettere l'acqua ai primi posti dell'agenda politica
delle istituzioni italiane vuol dire perciò operare
un ribaltamento delle priorità, non più
le privatizzazioni, ma per esempio, mettere mano allo
stato pietoso della gestione del territorio. A partire
dalle ormai periodiche alluvioni e i disastri da queste
provocati ( nel solo bacino del Po dal '90 al '97 si
sono spesi 7.000 miliardi e si stima che in futuro occorreranno
400-500 miliardi all'anno per tamponare i danni provocati
dai mutamenti climatici e dai dissesti idrogeologici).
Per continuare con le emissioni dei gas serra e i mutamenti
climatici, con gli inquinamenti agricoli, la desertificazione,
salinizzazione, deforestazione, il malgoverno dei bacini
(si pensi allo scandalo del bacino Lambro, Seveso, Olona.);
allo sperpero insostenibile degli usi domestici e voluttuari,
piscine campi da golf ecc..
E' mettere ordine al "disordine" dei regimi
locali di propietà d'uso e di gestione dell'insieme
delle risorse idriche Tutto ciò che ha consentito
uno sfruttamento individualistico talvolta di vero e
propio privilegio feudale e mafioso o di moderna corruzione.
C'è tante cose da fare per una politica degna
di questo nome, basta ricominciare dai diritti collettivi.
Cominciando magari con l'affermare qui nel nostro paese,
nei nostri comuni il principio che vogliamo estendere
universalmente, cioè che i costi per garantire
a tutti i cittadini il diritto all'acqua devono essere
presi a carico dall'intera comunità, attraverso
la fiscalità collettiva, Che ad ogni persona
devono essere garantiti 40 litri di acqua a gratis in
quanto rappresentano, il minimo indispensabile. Che
i quantiitativi successivi devono essere pagati secondo
la progressività dei consumi, infine occorre
individuare la soglia oltre la quale scatta l'abuso
ed il reato contro l'interesse umano.
Non abbiamo la presunzione della verità. Ma siamo
convinti che non ci sia più tempo per l'indifferenza,
la natura ci stà chiedendo di saldare conti terribili.
Dobbiamo rispondere a lei e alle generazioni prossime
e ormai vicinissime: quelle dei nostri figli.
EMILIO MOLINARI (presidente del Comitato Italiano per
il Contratto Mondiale sull'acqua)