approfondimento
 

L'INTENZIONE DI PREGHIERA DEL PAPA: L'ECONOMIA MONDIALE
SIA GIUSTA ED EQUA. LA RIFLESSIONE DI RICCARDO MORO
intervista a Riccardo Moro

da Radio Vaticana 01/03/2010

"Perché l'economia mondiale sia gestita secondo criteri di giustizia e di equità, tenendo conto delle reali esigenze dei popoli, specialmente di quelli più poveri": è l'intenzione di preghiera generale che Benedetto XVI rivolge ai fedeli per il mese di marzo. Come già nella "Caritas in Veritate", il Papa mette dunque l'accento sulla persona umana e i suoi diritti quale autentico paradigma di ogni progresso economico. Intervistato da Alessandro Gisotti, l'economista Riccardo Moro, direttore della Fondazione "Giustizia e Solidarietà", si sofferma sul binomio giustizia-equità nelle relazioni economiche internazionali:

R. - Io credo che possa essere utile una riflessione costruita intorno al tema della relazione, cioè possiamo dire che c'è giustizia quando esistono in una comunità delle relazioni umanizzanti. Fare giustizia significa ricostruire allora queste relazioni. E' un tema assolutamente pertinente con la dimensione economica: il mercato è un insieme, un complesso di relazioni, e un'economia improntata alla giustizia e all'equità - come dice il Papa - è un'economia in cui il mercato, in cui le relazioni economiche che costruiamo, le cose che ci scambiamo, il prezzo che paghiamo, che riconosciamo al lavoro sono relazioni - appunto - per servire la dignità dell'uomo. Nel momento in cui questo complesso di relazioni è improntato al riconoscimento, alla costruzione di una reciproca dignità, allora possiamo parlare di giustizia e di equità e allora possiamo avere un'economia che è realmente al servizio dell'uomo.


D. - Quando si parla di crisi economica, in questo periodo si pensa subito agli Stati Uniti, all'Europa. C'è però tutta una parte di umanità che è quasi endemicamente in crisi e che non fa notizia

R. - Questo è vero: si calcola, secondo i dati della Banca Mondiale, che ci siano un miliardo e 300 milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno e tre miliardi che vivono con meno di due dollari al giorno. Ora, ognuno si può immaginare che cosa significhi vivere con due dollari al giorno. Allora, questa metà del pianeta, sicuramente continua a vivere senza riuscire a cambiare la situazione; la crisi ha pesato anche su questo pezzo di umanità, perché questo pezzo di umanità vive anche delle esportazioni che fa nei confronti del Nord del mondo. La crisi ha determinato recessione, la contrazione del Pil ha comportato una minore importazione dai Paesi del Sud, per cui i Paesi del Sud, pur non avendo avuto nessun protagonismo e nessuna responsabilità nella crisi, ne stanno pagando il prezzo.


D. - L'Asia, con la Cina in testa, è il motore dell'economia mondiale. C'è il rischio che il nuovo modello di sviluppo, trainato appunto da questa regione, non sia sufficientemente centrato sulla persona, sui suoi diritti?

R. - Io direi questo: non è affatto detto che la Cina, francamente, sia il motore dello sviluppo come lo sono stati gli Sati Uniti in passato o la Germania nel panorama europeo, negli ultimi anni. Detto questo, è certamente vero che la crescita cinese è una crescita che suscita molte perplessità perché ci sono gravi violazioni, francamente; violazioni interne di legislazione sul lavoro, di diritti dei lavoratori. Credo che una uscita dalla crisi si possa immaginare esclusivamente attraverso un'assunzione di responsabilità un po' di tutti, a 360°. Non basta lasciar fare al mercato. Il mercato non è qualche cosa che esiste autonomamente; il mercato è fatto da persone e richiede assunzioni etiche.


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