Il
luogo della convocazione della Settimana sociale ci
collega immediatamente al testo episcopale. Per un paese
solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno che si conclude
con l'appello a osare il coraggio della speranza. Ne
abbiamo bisogno perché stiamo attraversando una
fase di rottura costituzionale, di sgretolamento dello
stato di diritto e di offuscamento della Dottrina sociale
della Chiesa. Nonostante tante belle iniziative, siamo
coscienti di vivere una realtà carica di ingiustizia
economica, disuguaglianze abissali nella distribuzione
del reddito e della ricchezza, precarietà e disoccupazione,
morti sul lavoro, degrado sociale, dissesto ambientale,
evasione fiscale altissima, comitati d'affari, corruzione
fattasi "sistema socio-politico" promosso
da cricche, caste, cosche e logge di vario tipo (che
toccano persino alcuni settori ecclesiastici), pressione
di poteri occulti, violenze contro i più deboli
(soprattutto contro le donne), criminalità mafiosa
in tutto il paese, ossessioni identitarie e spinte neorazziste,
riarmo e militarizzazione, tentativi di censura o manipolazione
informativa e mediatica.
Come
abbiamo scritto durante la nostra Assemblea Nazionale
dell'aprile 2010, "dovere civico degli operatori
di pace è arrestare e prevenire una deriva etica
e politica devastante, vigilare sull'erosione delle
regole democratiche, sullo svuotamento delle istituzioni,
sull'unità del nostro paese, sull'aggressione
alle coscienze civili, sui rischi di assuefazione al
degrado, sul linguaggio aggressivo e volgare
Disarmo
per noi è anche costruire città disarmate
dalle violenze, dalle discriminazioni, dai pregiudizi,
dalle paure, dalle solitudini. Solo così possiamo
essere sicuri e sereni" adottando "uno stile
di vita semplice e sobrio, nutrito di mitezza e di fiducia".
A
proposito del fenomeno migratorio, la Conferenza degli
Istituti Missionari Italiani (CIMI), nel suo documento
del 1° luglio 2010, rileva forme preoccupanti di
"xenofobia montante" e di "razzismo istituzionale".
Ricordiamo, al riguardo, le parole del papa per la Giornata
missionaria 2010: "In una società multietnica
che sempre più sperimenta forme di solitudine
e di indifferenza preoccupanti, i cristiani devono imparare
a offrire segni di speranza e a divenire fratelli universali,
coltivando i grandi ideali che trasformano la storia
e, senza false illusioni o inutili paure, impegnarsi
a rendere il pianeta la casa di tutti i popoli".
Il
bene comune trinitario
Intendiamo
essere promotori della famiglia umana per un'Italia
giusta e solidale. "Svelare la verità di
un disordine abilmente celato e saturo di complicità,
far conoscere la sofferenza degli emarginati e degli
indifesi, annunciando ai poveri, in nome di Dio e della
sua giustizia, che un mutamento è possibile,
è uno stile profetico che educa a sperare"
(Per un paese solidale, n. 19).
Il nostro stile profetico è quello della nonviolenza
che è, anzitutto, liberazione delle paure e amore
politico. Invece di urlare con enfasi padroni a casa
nostra preferiamo dire: siamo tutti ospiti di una casa
comune di cui siamo responsabili. Apparteniamo gli uni
agli altri, siamo membri della famiglia umana che per
il cristiano è la famiglia di Dio, famiglia di
uguali e di differenti. Nel contesto attuale carico
di logiche guerriere, la costruzione della cittadinanza
umana, che chiamiamo con Tonino Bello convivialità
delle differenze, è certamente faticosa ma può
diventare liberante e gioiosa all'interno di un cammino
che converta tutti al servizio della dignità
della persona, soprattutto dei più vulnerabili.
Il bene comune è trinitario. E' il bene di tutti
e di ciascuno, garantisce la differenza personale, l'unità
sociale, la relazione conviviale. La Trinità
è l'archetipo morale della famiglia umana. Ad
ogni essere umano va riconosciuta la dignità
della persona, la radicalità dell'uguaglianza
e l'originalità della distinzione. Allora "che
senso hanno i nostri segni di croce nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo, se non ci battiamo
perché a tutti gli oppressi vengano riconosciuti
i più elementari diritti umani? Quando riusciremo
a capire che le ingiustizie non sono solo causa di tutte
le guerre, ma sono anche eresie trinitarie?" (Tonino
Bello, Alla finestra la speranza, 85 e 89).
Il senso della politica
Il
testo preparatorio è ricco di spunti ma corre
il rischio di essere prolisso e ridondante. Non è
compito di un'assemblea di credenti parlare di tutto
o pretendere di dare risposte su tutto. Le soluzioni
vanno affidate alle competenze e alle risorse di laici
orientati al bene comune, testimoni di una novità
di vita secondo la luce del Vangelo di Cristo e della
Dottrina Sociale della Chiesa, oggetto ancora misterioso
per tanti credenti e uomini di Chiesa.
Per costruire "un'agenda di speranza" occorre
anzitutto riscoprire il senso della politica in uno
stato di diritto. Durante la Settimana Sociale di Bologna
2004, democrazia, giustizia e pace sono stati presentati
come valori universali interdipendenti (Tettamanzi,
"Avvenire" 12.10.04).
Non c'è pace senza
giustizia. Il giusto ordine della società e dello
Stato è compito centrale della politica. Uno
Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe
ad una grande banda di ladri ha scritto S. Agostino
nel "De Civitate Dei" (IV).
Intendiamo, quindi, riaffermare la politica come "arte
nobile e difficile" (Gaudium et spes 75); come
"impegno cristiano a servizio degli altri"
(Paolo VI); come "l'attività religiosa più
alta dopo quella dell'unione intima con Dio" (La
Pira); come passaggio "dalla profezia del gesto
alla profezia della legge" (T. Bello, Ti voglio
bene, 1994, p. 52). Ciò che conta, scriveva don
Tonino, non è fare tante cose ma sostenere una
legislazione che parta da scelte radicali: tra esse,
la laicità e la revisione delle logiche anticristiane
come l'accumulo di ricchezze, l'avarizia, l'accaparramento,
il carrierismo, la corruzione clientelare. Solo così
si ridarà "nuova forza profetica ai laici
cristiani" (Il vangelo del coraggio, 1996, p. 37).
Oggi, nel vivo di una crisi economica sconvolgente,
la politica deve affermare il suo primato sulla finanza.
Lo affermava il papa il 22 maggio 2010 "La politica
deve avere il primato sulla finanza e l'etica deve orientare
ogni attività [
]. Il bene comune è
composto da più beni: da beni materiali, cognitivi,
istituzionali e da beni morali e spirituali [
].
L'impegno per il bene comune della famiglia dei popoli,
come per ogni società, comporta, dunque, il prendersi
cura e l'avvalersi di un complesso di istituzioni che
strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente,
culturalmente il vivere sociale mondiale, in modo tale
che prenda forma di città dell'uomo".
Non è solo la politica a dover cambiare registro.
E' tutta la società che deve rinnovarsi tramite
un profondo lavoro formativo, etico, politico, teologale,
ecumenico, ecclesiale. Siamo tutti in gioco. Per noi
il bene comune parte dalla conversione personale e presenta
alcune priorità.
1. Democrazia e stato
di diritto, cittadinanza umana e città conviviali
Le discussioni sui criteri per il diritto di voto agli
immigrati oscillano tra lo jus sanguinis (appartenenza
etnica) e lo jus soli (residenza territoriale). Occorre
far emergere lo jus dignitatis humanae. Per la Dichiarazione
universale dei diritti umani "il riconoscimento
della dignità inerente a tutti i membri della
famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili,
costituisce il fondamento della libertà, della
giustizia e della pace". E' importante educare
alla famiglia umana, all'inclusione relazionale ("Caritas
in veritate", 54), a realizzare buone pratiche
sociali per il bene comune (la prima cultura da rispettare),
prendersi cura delle persone (la prima verità
da difendere), avere a cuore i più deboli (la
gloria del diritto!). Assieme ad esse, occorrono dispositivi
sul conflitto d'interessi e sulla trasparenza politica
contro ogni legge bavaglio od ostacolo alla piccola
editoria.
In Italia la cittadinanza umana è frutto di un
cammino costituzionale del tutto aperto per "rimuovere
gli ostacoli" che impediscono "il pieno sviluppo
della persona umana e l'effettiva partecipazione"
(articolo 3 della Costituzione, ma anche l'articolo
2, 10, 18, 19 e 20). Si può cominciare da una
legge sul diritto d'asilo e sul diritto di voto. A tutela
della persona si pone oggi il problema di sfidare le
tendenze xenofobe anche con la disobbedienza civile
aggiornando la tradizione biblico-cristiana del diritto
d'asilo. A tale riguardo ci sembra importante collegarci
sia alle opinioni del Pontificio Consiglio per i Migranti
(a partire dal testo "Erga migrantes caritas Christi"
del 2004), sia al magistero della Diocesi ambrosiana,
sia alle varie realtà associative. A tal fine
possono contribuire le Commissioni diocesane giustizia
e pace o gruppi di verità e riconciliazione soprattutto
in città impaurite, ferite e divise.
2. Lavoro-sviluppo, giustizia-disarmo
In Italia il 10% più ricco detiene quasi la metà
della ricchezza mentre il 50% delle famiglie ha meno
di un decimo della ricchezza. Politiche del lavoro rispettose
dei diritti umani e costituzionali; politiche fiscali
centrate sull'accertamento rigoroso del reddito e della
base imponibile, sul controllo dei patrimoni finanziari
e delle rendite; una riconversione civile dell'economia
e della finanza armata sono decisive per una rifondazione
etica dell'economia secondo la "Caritas in veritate".
Nel gennaio scorso, assieme alla Caritas e alla CEI
abbiamo celebrato il convegno "Il sogno di Isaia
e l'annuncio di Cristo" dedicato al disarmo e a
cammini ecclesiali di pace. L'argomento si fa drammatico
e incalzante dopo la scelta di intensificare la guerra
in Afghanistan, la crescita del commercio delle armi
e delle spese per armamenti, la militarizzazione di
varie aree del paese, l'iniziativa di diffondere tra
i giovani corsi di formazione alle Forze Armate e la
"leva breve". Riteniamo importante riflettere
sulla "cultura della difesa" sviluppando operativamente
la tematica della "difesa nonviolenta". Da
subito riteniamo necessario tagliare le spese per armamenti
destinate a lievitare senza reale controllo soprattutto
dopo la nascita della "Difesa Servizi spa".
Chiediamo al Parlamento di affrontare il tema degli
armamenti secondo la Costituzione. Un segnale forte
in questa direzione è il blocco del progetto
degli aerei F 35, il cui costo è di 15 miliardi
di euro!
3. Pace e ambiente, cura
del creato.
"Il
tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti
di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo
e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili
da punto di vista sociale, ambientale ed economico".
Così Benedetto XVI il 1° gennaio 2010, per
la Giornata mondiale della pace, "Se vuoi coltivare
la pace, custodisci il creato". Sul tema ambientale
è importante per noi sviluppare quanto scritto
nell'enciclica "Caritas in veritate", nelle
conclusioni del Sinodo della Chiesa africana, nei documenti
ecclesiali del 1° settembre, nel libretto pubblicato
assieme ai Beati i costruttori di pace e ai Bilanci
di giustizia, "Nuova pulita rinnovabile Energia"
(Imprimendo, Padova 2010). E' necessario sostenere il
referendum contro la privatizzazione dell'acqua promosso
dal "Forum dei movimenti per l'acqua" e strumenti
giuridici adeguati per la diffusione e l'uso di energie
rinnovabili.
4. Lotta alle mafie e
azione per la pace
"Le mafie che avvelenano la vita politica e sociale,
pervertono i giovani, soffocano l'economia" (Per
un paese solidale 9) sono presenti ovunque, soprattutto
la 'ndrangheta. Possono essere contrastate non solo
da politiche incalzanti, decise e oneste, ma anche da
percorsi di azione nonviolenta contro l'omertà
e la paura, collaborando con tante realtà belle
e vive come Libera, parrocchie e associazioni in prima
linea, la Tavola della pace). Ci sembra utile attivare
itinerari diocesani verso un Sinodo della Chiesa italiana
contro le mafie per la vita, la giustizia e la pace.
5. Educazione alla nonviolenza
Dentro
varie iniziative, nell'ambito della nostra competenza,
vogliamo contribuire al progetto riguardante la "sfida
educativa" collaborando per un decennio di educazione
alla nonviolenza. Progetti pastorali orientati alla
nonviolenza possono diventare una buona risorsa per
affrontare la famosa "emergenza culturale".
Tra essi l'educazione alla responsabilità, alla
sobrietà, alla condivisione, al bene comune,
alla legalità (documento della CEI 1991). Si
può aprire un cammino etico-pedagogico per le
comunità cristiane verso la nonviolenza come
speranza storica, valore etico, cammino razionale, pratica
di libertà; cantiere sociale, cittadinanza attiva.
Di tale cammino fa parte la dimensione ecumenica a dieci
anni dalla pubblicazione della Carta ecumenica, in vista
dell' incontro mondiale di Kingston del 2011 ("Gloria
a Dio e pace sulla terra"). In ottobre si celebra
anche il Sinodo per il Medio Oriente al quale partecipiamo
di fatto con la campagna "Ponti e non muri"
e con tante iniziative mettendo in comune esperienze
e idee.
Una
laicità credente. La povertà nella Chiesa
Nell'esprimere la nostra laicità credente vogliamo
contribuire al superamento della "sporcizia"
presente nella Chiesa a proposito di "atti peccaminosi
e criminali" riguardanti la pedofilia e del carrierismo
clericale (Benedetto XVI, 20 marzo e 20 giugno 2010).
Ci tormentano i rapporti non trasparenti col potere
economico, finanziario e immobiliare di alcuni settori
ecclesiastici e di alcune corporazioni (da abolire)
come i "gentiluomini di sua santità".
Ci sembra urgente porre segni di sobria spiritualità
che hanno ispirato, ad esempio, Paolo VI e il Concilio
Vaticano II in ordine all'apparato ecclesiastico. Per
questo pensiamo decisivo rilanciare la tematica conciliare
della povertà nella Chiesa, della sua libertà
profetica, della sua credibilità evangelica.
Anche per la Chiesa istituzionale "non è
possibile servire nello stesso momento Dio e Mammona"
(Lc 6, 13, Mt 6,24). C'è bisogno di una fase
penitenziale attiva coscienti che il danno maggiore
per la Chiesa viene dal suo interno, da "ciò
che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri
e delle sue comunità, intaccando l'integrità
del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità
di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza
del suo volto" (Benedetto XVI, 29 giugno 2010).
Camminiamo fiduciosi per rinascere. "La predicazione
profetica di Gesù suscitava stupore perché
annunciava un'esistenza degna, diversa, rinnovata, una
moralità più giusta e praticabile, attivando
energie altrimenti trascurate e sprecate, innescando
l'attesa di una trasformazione possibile" (Per
un paese solidale, n. 19). Sulla strada del Vaticano
II, possiamo diventare tessitori di un pensiero creativo,
di una pratica di liberazione e di conversione al Vangelo,
speranza del mondo.
Cristo "nostra pace" ci accompagni sempre.
PAX
CHRISTI ITALIA